Viale dei melograni e dei fichi d'india
Il Melograno (Punica granatum)
A livello globale esistono oltre 500 varietà censite, ma il mercato moderno è dominato da pochissime cultivar industriali e da una riscoperta di cloni locali a seme tenero.
Varietà Antiche e Tradizionali (I pilastri del gusto)
Dente di Cavallo: È il melograno storico italiano per eccellenza (tipico del Meridione). Pianta rusticissima e molto resistente al freddo rispetto alle varietà estere. Il frutto ha chicchi (arilli) grossi, di colore rosa-rosso, con un sapore spiccatamente dolce e un seme interno legnoso ma tollerabile.
Mollar de Elche: Varietà tradizionale spagnola tra le più apprezzate in Europa. La sua caratteristica principale è il seme "morbido" (quasi inconsistente alla masticazione). Il sapore è molto dolce, anche se la buccia esterna rimane sbiadita (rosa-giallastra), il che a volte penalizza l'impatto visivo sul mercato moderno.
Acco (o Ako): Storica selezione israeliana ormai naturalizzata nel Mediterraneo. È una varietà precoce (si raccoglie già a settembre), con frutti di colore rosso brillante e arilli dolci a bassa acidità.
Nuove Selezioni e Cultivar Moderne
La ricerca moderna ha spinto per ottenere frutti interamente rosso-rubino (sia fuori che dentro) adatti alla spremitura meccanica e varietà con semi quasi inesistenti (soft seed).
Wonderful: Di selezione americana, è la varietà più coltivata e commercializzata al mondo. Ha ridefinito gli standard: frutti enormi, buccia rosso vivo uniforme, arilli carichi di succo agrodolce ricchissimo di antiossidanti. Ha un'ottima conservazione (fino a 40 giorni), ma richiede molto calore estivo per maturare al meglio.
Emek e Shani: Nuove selezioni brevettate in Israele. Sono state create per anticipare la raccolta rispetto alla Wonderful (maturano tra fine agosto e inizio settembre) mantenendo un colore rosso intenso e, soprattutto, una morbidezza del seme nettamente superiore.
Selezioni Soft Seed (es. Soft Seed 5 o 6): Nuovi cloni registrati specificamente per il consumo fresco, dove il nucleo legnoso del chicco è ridotto a una sottile membrana impercettibile.
Il Fico d'India (Opuntia ficus-indica)
Nel fico d'india non si parla quasi mai di "nuove varietà" create in laboratorio, ma piuttosto di tre ecotipi tradizionali principali (classificati in base al colore del frutto) e di selezioni clonali mirate a eliminare le spine o a migliorare la consistenza della polpa.
I Tre Ecotipi Tradizionali (I pilastri della produzione)
Nelle coltivazioni d'eccellenza (come il Fico d'India dell'Etna DOP o di San Cono), questi tre ecotipi vengono spesso coltivati insieme per offrire il caratteristico "mix" cromatico:
Sulfarina (o Gialla): È la varietà più diffusa in assoluto (copre circa il 75-80% degli impianti). È la più produttiva e vigorosa; la polpa è gialla-arancione, molto dolce e succosa.
Sanguigna (o Rossa): Molto scenografica, ha una polpa color rosso rubino intenso. È particolarmente apprezzata per la consistenza più friabile della polpa e perché, statisticamente, contiene una percentuale di semi leggermente inferiore rispetto alla Gialla.
Muscaredda (o Bianca): È considerata la varietà più pregiata in assoluto. Nonostante il nome, la buccia e la polpa sono di un colore verde-biancastro chiaro. È la più croccante, aromatica e zuccherina, spuntando spesso i prezzi di mercato più alti.
Selezioni Locali e Varietà Specializzate
Trunzara: Una selezione antica e particolarissima tipica di ristrette zone siciliane (Caltagirone e San Cono). Ha la caratteristica di produrre frutti con una polpa eccezionalmente soda, compatta e quasi "croccante", che resiste molto meglio ai trasporti e alla conservazione. Esiste nelle varianti bianca, gialla e rossa.
Cultivar Inermi (Senza Spine): Nuove selezioni clonali destinate sia alla produzione di frutti più facili da gestire in post-raccolta, sia alla coltivazione intensiva per la produzione di nopalitos (le giovani pale tenere consumate come ortaggio, molto diffuse nella cucina messicana e centroamericana).
Nota Tecnica di Coltivazione: Più che la varietà in sé, nel fico d'india conta la tecnica della scozzolatura. Eliminando i primi fiori a maggio, si costringe la pianta a una seconda fioritura estiva. Da qui nascono i celebri "Bastardoni" (o Tardivi): frutti che maturano in autunno (ottobre-novembre), molto più grandi, succosi e con meno semi rispetto agli "Agostani" di prima fioritura.